Riviera dei Cedri o Costa dei Cedri

Riviera dei Cedri
Costa dei Cedri o Riviera dei Cedri

E’ denominata Costa dei Cedri o Riviera dei Cedri, la parte tirrenica della provincia di Cosenza e si estende per circa ottanta chilometri con scogliere, lunghissime spiagge e fondali protetti.

Sulla fascia costiera troviamo:

  • Tortora e il museo di Blanda;

La porta della Costa dei Cedri: Tortora, paese del Paleolitico

  • Praia a mare con l’isola di Dino e il Santuario di Santa Maria della Grotta;

Praia a Mare: la Perla del Tirreno

La Rocca di Praia, il Fortino e la Torre di Fiuzzi

L’isola di Dino

Santa Maria della Grotta

  • San Nicola Arcella e il maestoso Arco Magno e la Torre Crawford;

Destinazione San Nicola Arcella

Arco Magno: il simbolo naturalistico di San Nicola Arcella

Torre Crawford: la torre del mistero

  • Scalea e la Torre Talao;

“A Scalìa”: Scalea paese delle scale

Torre Talao ricca di storie e leggende

Torre di Scalicella o di Giuda

Chiesa di Santa Maria d’Episcopio

Chiesa di San Nicola in Plateis

  • Santa Maria del Cedro con il Museo del Cedro;

Santa Maria del Cedro

Marcellina erede della città di Laos

  • Grisolia con i suoi “spuorti” e la Chiesa di San Rocco;

Grìsulia e le pepite d’oro

  • Diamante con i suoi Murales e il Peperoncino Festival;

Diamante: il paese dei nasi all’insù

La città fantasma di Cirella

A fera i l’ottu Natali e a festa d’Ammaculata

  • Belvedere Marittimo con le reliquie di San Valentino e il Castello;

Belvedere Marittimo: la terrazza del Mar Tirreno

Chi era San Valentino?

  • Sangineto e il Castello del Principe;

Sangineto: il paese dei ligustri

  • Bonifati con il Santuario della Madonna del Rosario;

Bonifati: l’antica città di Hyéle

Cittadella del Capo: Civitatula Capitis

  • Cetraro con la Torre di Rienzo, la Scogliera dei Rizzi e il Museo dei Brettii e del Mare;

I pullicilli d’oru

A cammisa d’u ‘mpisu

A statua du purtu i Citraru

  • Acquappesa con lo Scoglio della Regina, la Chiesa Santa Maria del Rifugio e le Terme Luigiane;

 

  • Guardia Piemontese, con il Museo Valdese;

 

  • Fuscaldo con il Convento dei Cappuccini e la Chiesa Matrice;

 

  • Paola con il Santuario di San Francesco di Paola.

La zona montana comprende alcune località del Parco Nazionale del Pollino:

  • Aieta con il Palazzo Rinascimentale e la Chiesa Madre di Santa Maria della Visitazione;
  • Santa Domenica Talao con la Chiesa Madre di San Giuseppe e il Museo della Terra;
  • Papasidero con il Castello e la Grotta del Romito;
  • Orsomarso con la Chiesa della Madonna Mercuri e il tartufo di Calabria;
  • Verbicaro con il Museo del vino e della civiltà contadina;
  • Maierà e il Museo del Peperoncino;
  • Buonvicino con la Chiesa Santa Madonna della Neve e il Museo Arti e Gusto.

Il nome della Costa deriva dalla coltivazione del cedro, un agrume dal profumo aromatico; viene impiegato nella preparazione di: bibite, sciroppi, liquori, canditi, marmellate, confetture e oli essenziali.

Le origini del cedro risalgono all’Asia sudorientale, e in Italia la sua conoscenza è molto antica, infatti, Plinio il Vecchio lo definiva: “mela assira”. A quei tempi, però, non veniva usato come alimento, bensì come repellente per gli insetti, soprattutto per le fastidiose zanzare.

Tra storia e leggenda il frutto degli dei

 

 

Calabrisando
Tortora, Cosenza, Riviera dei Cedri

 

La porta della Costa dei Cedri: Tortora, paese del Paleolitico

Tortora, vanta una storia risalente a circa 150.000 anni fa, come si evince dal ritrovamento di un giacimento preistorico all’aperto, attribuito all’era del Paleolitico Inferiore, uno dei più antichi siti preistorici in Italia. Durante gli scavi, sono emersi reperti appartenenti al Paleolitico Medio e alla presenza dell’Homo Sapiens dell’era Paleolitico Superiore.

I primi segni di civiltà risalgono al popolo degli enotri, il quale dimorò nel territorio fino alla metà del IV sec. a.C., segni accertati, con il ritrovamento di alcune tombe con corredi funebri e da un piccolo centro abitato.

Nella metà del V sec., il popolo indigeno abbandonò l’insediamento, e nel IV sec. a.C. i lucani ricostruirono il villaggio fortificandolo con un muro di cinta, prendendo il nome di Blanda. Nel III sec., Blanda fu soggetta alle Guerre Puniche e si spopolò, per poi divenire nel I sec. a. C. una colonia romana.

Nel 70 a.C., un terremoto distrusse la città, i romani la ricostruirono, edificando un foro con Basilica e tre templi dedicati alla Triade Capitolina (riportate alla luce da recenti scavi archeologici).

In era Imperiale al nome di Blanda, viene aggiunto quello di Julia, in onore di Augusto. Blanda prosperò fino al V sec. d.C., quando fu saccheggiata e distrutta dai vandali.

Nel 592 subì un attacco da parte dei longobardi e nel 1079 nella Bolla compare per la prima volta il nome di “Turtura”.

A partire dal IX sec., Blanda, saccheggiata dai Saraceni, fu spopolata e alcuni dei suoi abitanti trovarono rifugio nell’entroterra, formando il primo nucleo di Tortora.

Tra l’VIII ed il X sec., in seguito a un editto di Leone III, a Tortora arrivarono dei monaci provenienti dalla Cappadocia edificando cappelle e laure eremitiche. Nei primi anni del secondo millennio, il borgo di Julitta assunse il nome di Tortora, nome derivato dall’omonimo volatile che a quei tempi abbondava nei boschi.

Dal XVI al XVIII sec., la marina di Tortora ebbe come principale attività la coltura del baco da seta e della canna da zucchero. In questo stesso periodo ci furono numerose epidemie, di cui il Colera sterminò la metà della popolazione. Le epidemie terminarono quando le risaie di Tortora e Aieta furono eliminate.

Nel 1806 il territorio fu invaso dalle truppe francesi, le stesse che avevano raso al suolo Cirella, ma i tortoresi per evitare saccheggi, si arresero salvandosi la vita. Il 3 settembre 1860, durante la conquista del Regno delle Due Sicilie, si fermò a Tortora Giuseppe Garibaldi, ospite dei Signori del posto.

Il territorio si presenta in maggioranza collinare, facendo parte per buona parte del Parco Nazionale del Pollino; è la prima città venendo da nord appartenente alla Costa dei Cedri, difatti, le viene dato l’appellativo: Porta dei Cedri o Porta della Calabria Tirrenica.

Caratteristica del centro storico sono i nomi dei rioni, i quali hanno mantenuto il loro nominativo originale in dialetto: Casa di La Vecchia, Fuossu, Mariganieddu, ‘Mbala la Terra, Pondi, Sant’Andria, Santa Duminica, via di Mienzu, ecc.

Oltre alle chiese di sicuro interesse storico e religioso, posto da visitare è il Museo di Blanda, con sede nel Palazzo Casapesenna. Il museo è stato diviso in cinque sale, dove la prima è dedicata alla Preistoria; la seconda agli enotri; la terza e la quarta ai corredi funebri lucani e alla tomba di San Brancato e la quinta al nimucipium di Blanda Julia.

Il paese, organizza durante l’anno svariati eventi, tra questi la Frustilitata e il Zafarana Fest. La Frustilitata è un rito pagano/ancestrale legato alla fertilità; il diciannove marzo sera si accende un falò con delle “frasche” (rami di alberi essiccati), per annunciare l’arrivo della primavera e per propiziare la fertilità dei terreni. Il Zafarana Fest, è un evento eno-gastronomico sul peperone del luogo a forma di cono; il Fest si svolge nei primi giorni di ottobre con stand per la degustazione dei prodotti tipici, il tutto accompagnato da buona musica e giovialità.

Tra gli antichi sapori di un paese ricco di storia, sono da ricordare: i fusiddi cu lu sucu di creapa (fusilli al sugo di capra), lagani e fasuli (tagliatelle e fagioli), zafarana ridda (peperoni fritti), zafaranedda piseata (peperone in polvere), la pitta con il pomodoro (pane a forma di ciambella fatto in casa con il forno a legna) e i vari salumi: zuprisseata (sopressata), zazicchju (salsiccia), capucuoddu (capicollo), vuccularu (guanciale).

fonte: Calabria, comuni italiani

 

Calabria Tortora Museo di Blanda Calabrisando

Tortora: Museo di Blanda

 

Torre di Fiuzzi
Praia a Mare la Perla del Tirreno

 

Praia a Mare: la Perla del Tirreno

Praia a Mare, una delle località balneari più rinomate della Calabria, meta ambita dai turisti per la particolarità delle sue coste irregolari, le sue spiagge di sabbia fine e scura, e per i suoi fondali che ospitano varie specie di pesce, gorgonie e stelle marine.

Il centro storico è collocato a gradinate su una collina, custodendo vicoli stretti e tortuosi. Le origini della città, risalgono al Paleolitico Superiore, con l’insediamento di comunità tribali; impronte della loro presenza sono state ritrovate nelle grotte del Monte Vingiolo.

Infatti, la vita e la storia di Praia a Mare, sono strettamente collegate alla Grotta del Monte Vingiolo. Le ceramiche incise e dipinte a strisce rosse, e i reperti litici ritrovati nella Grotta, attestano l’insediamento delle varie civiltà sul territorio, periodo che va dal Paleolitico Superiore fino alla cultura villanoviana.

La nascita del centro balneare, invece, riconduce alla comunità montana di Aieta, fondato all’incirca tra il VII ed il IX sec. d.C., da contadini e pastori originari dell’antica Blanda (Tortora), della Basilicata e da altri borghi del territorio calabrese.

Il nome di Praia, deriverebbe dall’antica “Plaja Sclavorum” (Spiaggia degli Schiavoni), o da “Plaja Slavorum” (Spiaggia degli Slavoni); nomi che ricordano il commercio di uomini e merci, praticato sulla costa in epoche remote. A testimoniare queste origini, sono presenti sul territorio il Castello e la Torre dell’Arco di Fiuzzi.

Una leggenda narra il possibile attracco di alcuni superstiti, scampati alla crudele guerra di Troia. I reduci, capeggiati dal Principe Enea, ultimo valoroso combattente di Ilo, durante il passaggio lungo le coste, dovettero sacrificare parte della ciurma alle divinità del mare; tra questi, il timoniere Palinuro che fu inghiottito dal Mar Tirreno. In onore dell’esperto nocchiere, il Principe Enea, avrebbe assegnato il suo nome al Golfo che attualmente comprende le regioni della Calabria, della Basilicata e della Campania.

Per molto tempo, Praia a Mare, è stata chiamata Praia di Aieta in quanto era una frazione del comune di Aieta, diventando autonoma nel 1928.

Originariamente era un villaggio, dove i suoi abitanti si dedicavano all’agricoltura e alla pesca. Oggi la cittadina vive principalmente di turismo balneare, infatti, detiene la bandiera verde dal 2015 per le migliori spiagge per bambini e la bandiera blu 2018 assegnata al Camping Internazionale Punta di Fiuzzi. Sono presenti piccole industrie di svariati settori, cooperative agricole impegnate nella coltivazione e produzione di olio e piante officinali. Da poco tempo, viene adoperato il mirto che cresce spontaneo sull’isola di Dino e sul suolo praiese.

Molti eventi vengono creati per promuovere la città di Praia a Mare, tra questi: Praia World Festival, una rassegna internazionale di musica etnica con concerti basati sulla musica popolare; Premio Sonora, un incontro internazionale con personaggi di spicco della musica e del cinema; Praia a Mare con…, un salotto culturale che ospita filosofi, scrittori e personaggi della cultura nazionale.

Da visitare, l’Isola di Dino con la sua Torre Normanna, la Rocca di Praia, il Fortino, la Torre di Fiuzzi e il caratteristico Santuario di Santa Maria della Grotta.

Non meno importante il Museo Comunale, con una raccolta permanente di arte moderna e contemporanea. Ospita svariate sezioni che vanno dall’Archeologia, agli Artisti Calabresi, all’Arte Sacra, alle Ceramiche e alla Biblioteca. Al suo interno sono custodite opere di importante valore storico e archeologico.

La cucina praiese, come in tutto il territorio calabrese, dedica molta attenzione ai prodotti freschi, ai fusilli fatti a mano e al pesce azzurro. Sicuramente da gustare, i biscotti all’anice, che con il suo aroma speziato delizia il palato più raffinato.

fonte: dal web, territorio cosentino e ricerche personali

 

 

La Rocca di Praia o Castello di Praia o Castello Normanno
La Rocca di Praia a Mare

 

La Rocca di Praia

La possiamo chiamare La Rocca di Praia, Castello di Praia, Castello della Foresta o Castello Normanno, svariati nomi che stanno a indicare un castello costruito in epoca normanna nel XII-XIII sec. Arroccata su una collina vicino Praia, sporge sul mare da cui si può ammirare il meraviglioso panorama.

All’inizio nasce come costruzione militare, per contrastare le incursioni degli aragonesi e dei saraceni, voluta da Carlo duca di Calabria, figlio di Roberto Re di Napoli. Nel ‘500 assume funzione feudale, il vescovo del luogo, la usa come abitazione estiva.

Verso la fine del ‘700, i marchesi Ajeta la vendono ai conti Spinelli di Scalea. Oggi è stato rilevato da privati che hanno adibito La Rocca a bed&breakfast di elevata categoria.

Il Fortino
Il Fortino Praia a Mare

Il Fortino

Sorge su un promontorio roccioso, una villa di colore bianco, circondata da mura di cinta merlate: è una roccaforte di epoca feudale, costruita nel XVI sec., faceva parte del forte difensivo del Fumarolo di Praia a Mare dei Signori della località di Aieta. La sua funzione era difensiva. Oggi è adibito a bed&breakfast.

 

Torre di Fiuzzi
Torre di Fiuzzi

La Torre di Fiuzzi

Sopra un faraglione della scogliera di Fiuzzi, a picco sul mare, alto circa quindici metri, sorge la Torre di Fiuzzi, costruita neln XVI sec., ai tempi di Carlo D’Angiò, difatti, all’epoca gli fu dato il nome di Castello di Carlo V.

Assieme alle altre torri, come la Torre di Crawford di San Nicola Arcella, fungeva da torre di avvistamento lungo la costa del Regno di Napoli, per contrastare le incursioni saracene e corsare del periodo. Collegata con la torre situata sull’isola di Dino, comunicava con essa in caso di pericolo.

Nei secoli assume diversi nomi, nel XVII sec., viene chiamata Torre dell’Arco, poi Torre di San Ferdinando e nel XIX sec., prende il nome Torre di Fiuzzi dall’omonima località.